Le incompatibilità elettive

L’incompatibilità elettiva è quando incontri una persona e immediatamente sai che la prenderesti a craniate per tutta la vita. A nulla vale tentare di convincersi che si debba “esercitare la gentilezza”, riconoscerla come religione. C’è da sviluppare anche stinchi potentissimi, per quando la pazienza non è abbastanza.

A volte incontriamo incompatibilità elettive che, in virtù della loro appartenenza alla categoria “È UN FIGONE“, scambiamo per affinità elettive, perchè siamo donne con la tendenza a fantasticare.

Ieri ho incontrato per caso Loveiseverywhere e Latossica. Esce fuori che oggi partono e vanno a un festival (manco a dirlo… di musica trance!), a Barcellona, inculato in un bosco, per una settimana. Io ho sentito per un attimo montare l’odio. Perchè quei due si sono incontrati. Perchè quando Loveiseverywhere mi aveva detto che era in Portogallo con la macchina e che avremmo potuto fare dei week-end fuori insieme, io avevo immaginato tranquille gitarelle in belle cittadine o il raggiungimento di deserte bellezze naturali, che in questo paese abbondano, ma sono impossibili da raggiungere con i mezzi di trasporto.

Io avevo immaginato che se fossimo andati a Barcellona ci saremmo andati per, boh, vedere e vivere la città. Ma alla fine hanno anche ragione, cioè, non ha senso guidare per MILLECENTOCINQUANTOTTO KM per vedere un posto, ha senso fare MILLECENTOCINQUANTOTTO KM per andare a drogarsi per una settimana in un bosco con la musica che ti martella il cervello, fino a quando non sei talmente strafatto che essere in un parco a Porto, a un festival a Barcellona o alla sagra del maiale di Caltanissetta non fa alcuna differenza.

Io, rincoglionita da quel bel faccino là, già vedevo me e Loveiseverywhere campeggiare di fronte l’Oceano in una spiaggia nascosta, fare passeggiate alla ricerca di posti che meritassero le sue fotografie, ridere sotto l’unico effetto delle endorfine del sesso arrangiato in macchina. Toh, al massimo sbronzarci a Braga.

Io non avevo capito che Loveiseverywhere fotografa solo luci laser di rave party.

Non avevo capito che Loveiseverywhere non è il fricchettone con i dread di prima generazione, che al massimo fuma marijuana e scassa la minchia con la musica raggae. È invece il fattone 2.0, il fattone Postmoderno, in cui tutto è estremizzato e diventato artificiale, industriale. È il rasta che al posto di avere a cuore l’ambiente va a scassare la minchia ai procioni con feste così orribili da riuscire in un colpo solo a portare al suicidio almeno due razze della fauna locale, a rovinare l’ecosistema che si riempie di rifiuti come se fosse in atto una Nagasaki incivil-sessuale e a portare all’estinzione totale dei neuroni dei diciottenni (NB. elettori d’oggi e di domani).

Comunque, delusione a parte, le conclusioni sono due.

Quando noi donne intercettiamo chimicamente del testosterone, siamo capaci di immaginare cose irreali che superano le fantasie di uno psicotico sotto allucinogeni. E allora, forse, la soluzione è che quando partono i film mentali che ci vedono protagoniste di situazioni idilliache (con tizi che conosciamo da meno di 36 mesi e di cui ignoriamo i traumi infantili e la storia familiare di malattie mentali fino al terzo grado di parentela), l’unica soluzione possibile, dicevo, è quella di tapparsi il naso come se la relazione in questione fosse in realtà una gara olimpionica di nuoto stile farfalla. Si devono evitare le trappole biologiche, si devono evitare ad ogni costo.

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Elle Fanning in apnea per non intercettare del testosterone. Sembra compiaciuta del risultato.

La seconda conclusione è che, credo, il moto di odio suscitato dal venire a sapere di questa “vacanza” a Barcellona sia sorto dal pensare che, per quanto non condivida le loro scelte, loro, tra loro, le condividono. Mentre non c’è nessuno a condividere le mie.

E qui non parlo di coppia, dico proprio in generale. Perchè con il mio amico Luis, con lui sì, che ci siamo incontrati. E adesso che è tornato in Italia mi manca moltissimo.

Avete presente quelle persone con cui si crea in poco tempo una complicità che con altre non si crea in anni? Ecco. Luis è stato un po’ vicino di casa e un pò fratello. Mi ha fatto da guida per la città, mi ha presa per il culo ogni giorno, tutto il giorno, per la mia capacità di attirare soggetti improbabili sempre e comunque (da qui il soprannome: “Santa Maria degli scoppiati“, anche abbreviato in “SANTA MARI’!” nei momenti di esasperazione o “St. Mary” perchè l’inglese è  cool). Ha cercato di riportarmi al raziocinio tutte le volte in cui difendevo tizi scoppiati cercando di vederne i lati positivi e abbiamo riso fino alle lacrime delle situazioni assurde in cui ci siamo messi.

Come quando abbiamo passato una serata con una ragazza hippy che camminava scalza per Porto e mi diceva in spagnolo che “noi possiamo capire tutte le lingue del mondo, se ascoltiamo le vibrazioni e SPEGNIAMO IL FILTRO DEL CERVELLO” (cosa che, per inciso, lei sembrava saper fare molto bene).

O quando da ubriaco ha iniziato a dire a Loveiseverywhere: “You are a dead brain. DE-CE-RE-BRA-TO!”. Che ancora non so se stesse cercando di farlo capire più a me, o più al diretto interessato.

O, ancora, quando mi ha presa in giro per tutta la notte per il fatto che attiro casi umani e poi si è ritrovato con un tedesco che gli beveva la sangria dalla cannuccia chiedendogli “do you like Germany?“.

Concludendo, credo che la vita sia molto più facile se si è scoppiati. Ma scoppiati veri. Perchè ci si riconosce nelle follie, quando sono follie simili, quando sono follie così accentuate da non poter essere nascoste, o almeno non a lungo. Viceversa, le persone come noi, con nevrosi discrete, con vite squilibrate in modo discreto, con interessi che saltano fuori solo se si ha il tempo di fermarsi a raccontarsi e ad ascoltare, fanno più fatica ad incontrarsi e riconoscersi.

Eppure, non sono per niente certa che questo voglia dire essere più soli.

 

 

 

Love is everywhere. Ma anche no.

Penso che noi donne, specie quando si tratta di uomini, abbiamo spesso l’insana abitudine di vedere solo quello che vogliamo vedere. Non so se sia cosí perchè ci piace vivere di illusioni o per la disperazione che ci porta a diventare l’esemplificazione vivente del motto “la speranza è l’ultima a morire”. Fatto sta`che molte volte ci rifiutiamo di etichettare un uomo come caso umano fin quando i fatti non ci consentono piú di trovare una giustificazione qualsiasi e non siamo costrette a riconoscere che “sí, è un minchione“.

Succede che un giorno vado a prendere una birra con un amico. Succede che a un tavolino poco distante c’è questo ragazzo, solo col suo calice di vino bianco, che mi guarda con aria furbetta e sorriso sornione, con i suoi dreadlock raccolti e i vestiti da backpacker. Bello quel tanto che basta per farmi sentire lusingata per il semplice fatto che cerchi il mio sguardo. La mia autostima impenna e raccoglie applausi dal pubblico.

Gli chiedo una sigaretta. Cominciamo a parlare, lui è francese, quindi tentiamo di comunicare in uno stentatissimo inglese. Mi guardava perchè era in attesa di un Couchsurfing meeting, ma non si è presentato nessuno e si chiedeva se io non fossi una couchsurfer. L’autostima si schianta contro gli spalti. Ma poco male, perchè ci scambiamo i contatti.

Ora. Con il senno di poi, so benissimo che i dreadlock erano già un lampante segnale di squilibrio. Perchè andiamo: io li trovo anche belli, ma a trent’anni ti aspetti che uno abbia messo da parte come scopo della vita quello di coltivare marijuana e di vivere in Jamaica e sia uscito fuori dall’adolescenza. Comunque il faccino francese, lo sguardo da “tispogliocongliocchi” ed è riuscito a farmi giustificare altri picchi di chiara demenza che hanno raggiunto l’apice assoluto nella frase “love is everywhere” (che da adesso in poi sarà il suo nome) e nell’aver trascinato me e uno sconsolato Luis ad un concerto di musica trance. Che io, poi, non sapevo manco esistesse la musica trance e l’ho chiamata musica trans per tutta la sera, pensando che mi sarei ritrovata in un locale di drag queen.

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Non vuole essere un consiglio.

Una sfilza di frasi da classica persona che più che persona è un clichê (ex.”faccio il fotografo“, “voglio andare in India“) non sono bastate ad impedirmi di finirci a letto, tre uscite e una cenetta di sushi più tardi.

Fatto sta che facciamo l’amore. E dico “fare l’amore” perchè credo che in Francia non esista il concetto di scopata. O almeno lui, lui fa l’amore. In un modo meraviglioso. Ed ecco qua: raggirata la mia patata, il mio cervello è diventato ancora più sordo di prima. Dopo varie uscite (“Mi porta al ristorante, lo vedi che è meraviglioso?”), filmetti ITA sub FRA (“gli piace Servillo! Ah, ma allora lo vedi che è intelligente?”) e blablabla, dopo tutto ciò, dicevo, sono arrivata a pensare che lui, sì, proprio lui, Loveiseverywaah in persona, LUI potesse piacermi davvero. Nonostante  Luis che tentava in ogni modo di riportarmi alla ragione.

Conclusione della vicenda: dietro a Loveiseverywhere mi sono ritrovata a passare due giorni in un rave in un bosco. Con “musica” techno. Con tizie che si ritovavano zecche addosso. Con ragazzini talmente fatti da essere diventati l’ombra di loro stessi. Senza la possibilità di fuggire perchè ero a due ore di macchina da Porto.

Tutto il romanticismo delle ventordici ore senza sonno passate tra TUNZTUNZ, parassiti e idrocefali ha fatto il miracolo: il mio cervello ha strappato le redini della mia vita dalla guida (senza patente) della patata e ho visto finalmente Loveiseverywhere per quello che è: il classico fattone nullafacente che a trent’anni spende i soldi del papà mentre si veste da proletario e fotografa quasi unicamente feste di diciottenni, per dare una patina di legittimità al fatto che lo scopo della sua vita sia drogarsi. (Nota – isterica – di Luis: “E CHE CAZZO TI STO DICENDO DA UN MESE!?”).

Conclusione dopo la conclusione: Loveiseverywhere, che era in Portogallo per “fare una vita tranquilla”, ha abbandonato i filmetti di Servillo e le seratine in relax quando ha trovato una tizia che fa colazione con la ketamina e il brunch con LSD. A volte mi capita di incontrarli in giro che sono fuori casa da tre giorni. Ma loro non se ne sono accorti.

Morale della favola: io credo che in fondo, noi donne, non siamo poi così diverse dagli uomini. Un bel faccino e un uso magistrale della minchia ed iniziamo a ragionare con le ovaie. Un uso magistrale della minchia e iniziamo a pensare anche noi che: “love is everywhere”.

Ma anche no.