Le relazioni storiche

Quasi tutti abbiamo una relazione storica. Quella storica è di solito quella più lunga, in cui spesso sono coinvolte le famiglie, gli amici e l’identità si sfuma, si fonde un po’ con quella dell’altro.

Nelle relazioni storiche il plurale prende spesso il posto del singolare. “Noi non usciamo” “Vengono Dama e Cavaliere?” “Che piani avete per Natale?”. Insomma, diventa un po’ come una famiglia.

Era uma Dama diciassettenne quella che si imbatteva nella sua prima e unica relazione storica.

Lui, di cui ho già parlato con il nome di Ex, era il classico bravo ragazzo. Buono, pratico, dolce, bello, semplice. Ma anche lei era una brava ragazza. Vergini, tutti e due.

Ci siamo conosciuti a una festa del vino, che è tutto dire, senza sapere che avremmo smesso di vederci sei anni dopo.

Ci siamo incontrati che eravamo due ragazzini, e ci siamo lasciati che eravamo due giovani adulti. Abbiamo condiviso tutto, non solo la prima bellissima esperienza sessuale (prima volta, due orgasmi, ho detto tutto), ma anche i traumi.

Mesiversari, anniversari, cene, i miei, i suoi, l’università, le vacanze, la Toscana, Lisbona, Roma, i lavori teatrali, io scrittrice, lui attore.

Suo padre violento, mia madre aspirante suicida, sua sorella anoressica, mio fratello tossicodipendente, la sua difficoltà col lavoro precario, mio padre col cancro.

Le giornate grigie passate al mare con una bottiglia di vino e un aquilone, che abbiamo una vita di merda, e ci regaliamo la possibilità di sentirci ancora bambini.

Le ubriacate, le confidenze, gli aperitivi, le sigarette, il sesso post marijuana, le sfuriate, il sesso post studio e lavoro, l’economia attenta, le risate, il solletico, gli amici che diventano gli amici di entrambi.

I regali, le fedine, le lauree, i compleanni, il pattinaggio, i film, smettere di fumare, l’estate al mare, con dama che legge il libro di Allen Carr ad alta voce sotto l’ombrellone. Sei estati, sei primavere, sei autunni, sei inverni.

Le porcate da mangiare in cucina, io che mi trasferisco a Siena, io che mi trasferico a Macerata, io che mi trasferisco in Portogallo e…

Ecco, io che mi trasferisco in Portogallo, e la fine.

Che la fine non è stata per il Portogallo, che dopo cinque mesi dal mio arrivo ancora vedevo solo lui. La fine è stata la routine, la stanchezza, e il fatto che non sapessi più chi ero, senza di lui. Sei anni in una relazione come quella sono sei anni fatti alla corsa al sacco: si fa squadra e da soli sembra si abbia una sola gamba.

Si indulge a tante piccole debolezze, finché è l’altro che supplisce.

Un mio piccolo esempio personale è la macchina. Ex aveva già la patente quando ci siamo conosciuti, io no. Era abitudine che lui mi passasse a prendere, tanto insomma, uscivamo quasi sempre insieme.

Quando ho preso la patente ero insicura: insomma non ero una Dama pilota nata, era chiaro, e una delle prime volte che presi la macchina e passai a prendere un’amica graffiai la fiancata e feci fuori uno specchietto.

Se non ci fosse stato Ex avrei dovuto per forza di cose dirmi che non era una tragedia, consentirmi quel danno da novella patentata, rimboccarmi le maniche e provare, riprovare e riprovare, finche non fossi diventata per impegno quella pilota che non ero per geni.

Invece avevo Ex: potevo consentirmi di dire a me stessa che non sapevo guidare, di restare spaventata dal volante, e di usufruire comunque di un servizio auto senza neanche il bisogno di impegnarmi a stare attenta alla strada: qualcuno lo faceva per me.

Sul momento, quella fu la scelta più facile e pigra. Le conseguenze furono però due: a livello pratico, ho preso sicurezza alla guida solo a ventiquattro anni, cioè quando sono tornata single. A livello morale, per quanto Ex e la mia famiglia mi spronassero, mi dicevo che non ero capace. E capite bene che a livello di autostima, convincersi di non essere in grado di fare qualcosa che tutto il mondo fa, ha un bel peso.

Questo è solo uno dei tanti esempi. Ma così come me Ex si era convinto non poresse vivere senza il mio supporto e senza il confronto intellettuale con me.

Quello che è successo quando ci siamo lasciati, è che per la prima volta mi sono ritrovata da sola con me stessa, le mie capacità, le mie incapacità, le mie paure e le mie curiosità. Nonostante avessi vissuto più di una volta a distanza da lui era ora, per la prima volta, che dovevo affrontare le difficoltà senza la sua spalla e che potevo cogliere ogni libertà senza più dover rendere conto a qualcuno.

Dopo sei anni, ero sola. Ma sola per la prima volta, perché prima di Ex ero una ragazzina e vivevo in famiglia.

Quello che ho scoperto, è che potevo fare tutto. Potevo guidare, ma non solo, potevo imbarcarmi in un viaggio in autostop nel sud del Portogallo e raccontarlo ridendo. Potevo sostenere esami universitari senza Ex che mi aiutava a studiare, o che mi accompagnava. Potevo attraversare le crisi depressive di mia madre senza Ex con cui sfogarmi davanti una birra. Potevo avere orgasmi e fare sesso senza di lui. Potevo uscire dalla routine nel modo che più mi andava: dormire a casa di sconosciuti, viaggiare in car pooling, trasferirmi all’estero, decidere all’improvviso di andare in Inghilterra.

Avevo più tempo da dedicare agli amici: la schiera di confidenti è cresciuta esponenzialmente in numero e geografia, e con quella è cresciuto il numero di amanti, e a volte i confini si sono mischiati in belle sfumature di amicizia e sesso.

Ho imparato a vivere da sola ma, soprattutto, mi sono scoperta di una forza che non sapevo di avere. Io penso che non ci rendiamo conto di quanto siano pericolose certe cose che diciamo, e pensiamo, quando siamo innamorati.

“Come farei senza di te”

“Non so come avrei fatto da sola”

“Ho bisogno di te”

Sembrano dichiarazioni d’amore e invece sono cessioni di autostima.

Comunque, una volta usciti da quei sei anni di relazione, io e Ex abbiamo scelto due strade diverse:

Lui si è buttato subito in una nuova relazione. E quando quella è finita, in un’altra ancora. Al posto di lavorare sul “non ce la faccio senza di te”, ha sostituito il “te”.

Io ho lavorato sulle mie potenzialità, e mi sono scoperta piacermi più di quanto pensassi: cazzo, ero capace di tutto, e i viaggi da sola forse erano la cosa che più di tutte mi faceva sentire forte: non avevo bisogno di nessuno, neanche degli amici, o della famiglia.

Insomma, mi sono svegliata donna e minchia, se mi sono divertita.

Solo una cosa pensavo di non poter ancora fare, senza Ex: innamorarmi.

O meglio: mi accadde anche, con Jorge, due anni dopo, ma era perfetto, anche lui reduce da una sola relazione lunga di sei anni, anni prima, ci siamo detti chiaramente che sì, ci amiamo, ma non saremmo finiti in una relazione per questo motivo.

Ed eccomi qui, sull’altalenante inizio di una relazione con D. Che a volte mi dico che ecco, è arrivato il tempo di dare una seconda chance alle relazioni, ed altre mi dico no, cazzo, no.

Ho pensato fosse importante ripercorrere un po’ le vicende. Alla fine, per capire il presente spesso serve guardare al passato.

E la cosa bella, di D., è che lui lo capisce. Lui non l’ha mai voluta una relazione prima di ora, è un vergine relazionale. E mi dice “minchia, io a ventotto anni non ne volevo sapere di compromessi, e non sono nessuno per chiedere a te di farlo”. E questo è iil suo più grande punto di forza: lui sa quello che vuole, ma non me lo vuole imporre, vuole che io arrivi a volere lo stesso con i miei tempi o se ne farà una ragione. È disposto a trasferirsi e a provarci anche solo sapendo che io un tentativo lo voglio fare.

E facciamolo, questo tentativo, per non avere amori da rimpiangere. Hai visto mai che ora che sono cresciuta una relazione non possa più lasciarmi in pezzi, ma sublimarmi senza perdermi.

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4 comments

  1. Chef V. · 22 Days Ago

    Bel post energico!!!… trasuda di carica emotiva! Sei una forza… 😉👊

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  2. Demonio · 22 Days Ago

    Della serie comunque vada sarà un successo!E daje dama!💪

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  3. Fra · 22 Days Ago

    Io credo che per star bene con qualcuno devi star bene con te stesso…
    Scoprire cosa significa vivere da soli è importante perché ci serve per capire i nosgri punti di forza e punti deboli, pregi e difetti….e sono sicuro che ora che tu lo sai sei anche più libera di decidere di metterti in coppia, questa volta con la sicurezza che lo fai perché questa persona ti aiuta a fare 1+1 = 3

    Cazzo, troppo serio il moo commento…potremmo tornare a parlare di punto G 😂😂

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  4. Vale · 14 Days Ago

    “Sublimarti senza perderti” è esattamente quello che succederà. Non hai più 17 anni, hai un bagaglio di esperienze notevole e sei sicuramente molto più “definita” rispetto a quando hai iniziato l’altra relazione. Tutto ciò per dirti: non avere paura di perdere la tua identità permettendo a un’altra persona di avvicinarsi a te: viaggiare fianco a fianco senza fondersi l’uno nell’altro è possibile. Non ci conosciamo ma ci tenevo a dirtelo perché ho avuto la stessa identica paura per molti, troppi anni prima di riprovarci e invece è andata esattamente come hai scritto tu: il rapporto con l’altro in età adulta, anziché “offuscare” la mia personalità, mi ha fatto scoprire molte cose di me che da single non avrei mai scoperto, facendomi diventare ancora di più me stessa.

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