Gattoni nordici e prove di fedifraghia

Il mio vichingo è proprio un gattone nordico da letto.

Ci siamo conosciuti ad Aprile ad una festa, abbiamo per lo più ballato, parlato poco, o chissà, che l’alcol ottunde i ricordi. Stranamente, anche se ubriachi, il sesso è stato subito wohsesso. Quello che dici whooo e poi ridi come un ebete senza motivo perché le endorfine ti ballano nel cervello come una giostra.

La mattina dopo, questo ormai placato gattone nordico da letto, dopo avermi coccolata come se non fossimo due sconosciuti che si sono incontrati 12 ore prima, mi disse: “devo portarti fuori per un appuntamento vero” e io gli risposi: “ma perché? Si sta tanto bene a letto”.

Così, per mesi, il nostro rapporto è stato questo: hai da fare mercoledì? No. Ci vediamo? Ok.

Lui arriva a casa mia puntuale come il britannico di origine scozzese che è. A volte con lo zaino per dormire in modo da raddoppiare le sedute di sessoterapia sera e mattina (e a me scoccia un po’, perché anche se è un caro ragazzo voglio dormire da sola). Viene a casa, poggia la bici, andiamo su, ed è subito sesso. Subito.

Buon sesso. È che questo vichingo conosce il suo corpo, il suo piacere, ed è sessuoempatico, capisce il mio, capisce dai gesti e dai movimenti se ho voglia che mi domini, e allora mi fa sentire la forza mentre mi blocca un braccio, o mi tiene aperte le gambe e mi masturba. Allo stesso tempo capisce quando è il momento di rallentare. Non so se sia empatico emotivamente, è empatico fisicamente però.

Se lo dovessi descrivere con poche parole, direi che è bravo all’ascolto. L’ascolto del suo corpo e piacere. E questo lo rende ricettivo o comprensivo anche di quello altrui.

Dopo quattro mesi da quando la nostra amicizia sessuale è iniziata abbiamo deciso di andare fuori per una birra. Insomma, primo appuntamento dopo quattro mesi di sesso. È stato strano. Strano vederlo concuna scenografia alle spalle che non fosse quella della mia camera da letto. E strano anche perché dopo quattro mesi di lui conoscevo solo il corpo.

“Ah. Che lavoro hai detto che fai? Ah! Già!”

“Ma quanti anni è che hai?”

È stato weird. Ma sotto sotto piacevole, perché poi siamo andati a scopare, ma sapendo che alla fine abbiamo un rapporto amichevole.

La cosa più positiva è la semplicità. Cioè è sesso buono, completamente slegato da coinvolgimento emotivo, pretese, implicazioni, ma non squallido, rispettoso e trasparente.

Quando ho passato con D. La fase in cui non sapevo se fossi monogama il vichingo non ha fatto una piega, mi ha detto: “se hai trovato qualcuno che vale la pena, go for it. E non pensare che da parte mia ci saranno cattivi sentimenti perché ho apprezzato il tempo passato insieme. Se invece puoi continuare a vedermi sai che sono felice di farlo”.

Minchia. Gli uomini trasparenti ed equilibrati.

L’ho visto ieri. Sempre impeccabile. Due ore di sesso davanti lo specchio, tutti e due in hangover, ma non si sarebbe proprio detto. Tanta è l’intesa sessuale che siamo venuti insieme. Poi si è placato.

Lo guardavo esausto e sorridente, con quel corpo da personal trainer e quel fare da gattone nordico che si accoccola a riposare e fare le fusa.

Non abbiamo molto da dirci come al solito, ma ci diamo i soliti baci appacificati, ci diciamo che è stato proprio woh, ci coccoliamo un po’ e ci rivestiamo.

Ho una cena con amici e deve andare via prima che arrivino, mi sembrerebbe weird invitarlo.

Mi ha lasciata soddisfatta, col sorriso, con il solito messagino per ribadirmi che è stato bello.

Eppure.

Eppure ho questo gattone da letto che sa che dal dieci gennaio cercherò di avere una relazione monogama.

Eppure ho una testa rossa di un ex collega che ancora spunta sul mio telefono per dirmi che gli mancano i miei capelli, la mia faccia, e le mie tette.

Eppure ho Jorge che mi commenta tutte le citazioni del libro che mi ha regalato d., E che pure mi ama.

E allora dico minchia, è vero che per il momento sono libera ma forse non è che è il modo migliore per iniziarmi alla monogamia.

Io pensavo che questa fase di transizione lenta mi aiutasse a diventare monogama, ma il problema è che mi piace, mi permette di continuare a non rinunciare a nessun aspetto di me e a nessuna sfumatura di relazione.

Sviluppo il lato ormai solo platonico, quello solo fisico e quello fisico e sentimentale. E soprattutto, non rinuncio alla me cazzona, quella che esce e fa uma cazzata tanto per, e il giorno dopo ne ride o dice “mai più”, ma sempre prende la vita con leggerezza, e con un esperimento.

Oggi mi sono guardata allo specchio, il mento grattato dalla barba del vichingo mentre scrivevo a D. che mi manca, e flirtavo col mio ex collega rosso, e mi sono chiesta: ma non è che è che invece questa gradualità è una prova di volo per la fedifraghia?

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5 comments

  1. Demonio · novembre 13

    Insomma il tuo harem è proprio bello!Tutti gli uomini del presidente era il titolo di un vecchio film, dovrebbero farti presidente e si adatterebbe alla perfezione in chiave hard! 😀 A parte ciò, sei la mia prova vivente di quel che ho sostenuto nel mio penultimo post sebbene molti e molte sostengano il contrario. Io sono dell’avviso che la monogamia può esistere ed esiste ma che probabilmente l’essere umano ha anche bisogno di divagare soprattutto sessualmente. Magari non è così per tutti ma certamente lo è per una stragrande maggioranza. Anche se molti ipocritamente non lo ammetteranno mai. Ma se sempre più gente poi tradisce, si lascia, divorzia, ha storie parallele ecc ecc un motivo ci sarà! A parte ciò come trombamica tu devi essere davvero una eccezionale persona! 😀

    Piace a 1 persona

    • La dama distratta · novembre 13

      Come fidanzata invece devo essere un’eccezionale merda, però. Ahhahahahhzhahahahahha

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      • Demonio · novembre 13

        E beh, nessuno è perfetto mi sa!😂

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  2. romolo giacani · 29 Days Ago

    Se ti piaci più come trombamica che come fidanzata forse….sei proprio sicura di quello che vuoi?

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    • La dama distratta · 29 Days Ago

      Ovviamente no. O meglio, in un mondo ideale vorrei d. Fra due, tre anni, tempo di finire di stancarmi di questa vita. Dato che non si può avere tutto, però, o rinuncio a d. (E me ne pento amaramente, già lo so) o provo a forzare un po’ i miei tempi.
      E provo con la seconda, alla fine lui tutti i miei dubbi li sa, e sa anche che il fatto che abbiamo deciso di provarci non è garanzia del fatto che andrà bene. Però a provarci ci devo provare. Magari una volta abbattute le frontiere geografiche mi trovo più pronta di quello che penso.

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