Parigi, confusioni, trasferimenti e croissants

Avrei tanto voluto raccontarvi di quella volta in cui ho pagato col mio corpo per dei croissants a Parigi.

O di quando ero sotto un nubifragio, sotto l’arco di trionfo e pensavo “Trionfo sto cazzo!”.

Vorrei parlarvi di come Parigi pare sia divisa in arrondissements, i confini ben delimitati, che ne varchi uno e sei in Africa, sono tutte pelli d’ebano, ne varchi un altro e son tutti arabi, vai avanti e son tutti turisti. E io pensavo a Madrid di mille colori che sembra una centrifuga e mi chiedevo se – passato (e presente subdolo) coloniale a parte – non sia anche per questo che non è così attanagliata dal terrore come la capitale francese.


Vorrei raccontarvi del nostro host di Couchsurfing che ci ha cucinato cose buonissime, e fatto da guida, e da confessionale, e da madre, e comprato formaggi francesi, e vini francesi, e colazioni francesi, e di quando noi per ringraziarlo gli abbiamo fatto esplodere gli zaini nel salotto, e poi gli abbiamo fatto una pasta al forno integrale sfracellata, col sugo sciapo e chicchi di sale grosso. E abbiamo passato la serata a dirgli “I’m sooo sorry” ridendo come gli scemi perché lui aveva previsto il disastro e comprato una sorta di porchetta.


Vorrei raccontarvi di quando mi sono messa sulle tracce di Simone de Beauvoir e e Sartre in Rue de Saint Gervaise, ma ho trovato solo vetrine di lusso ordinate in una strada bella e spaziosa. Di quando ho cercato Jules e Jim e il tuffo di Catherine nella Senna ma l’unico splash che ho sentito è stato quello di un piede in una pozza di una latrina chimica.

Vorrei parlavi di quando ero in fila al Louvre e sono scappata perché delle guardie trascinavano via di corsa dalla folla un uomo con un carrello nascosto sotto una cerata bianca.

Vorrei raccontare delle mille sigarette fumate, della mia amica che doveva essere quella tranquilla tra le due e poi era peggio di me e mi trascinata fuori tutte le sere. Di lei che aveva paura ad usare il car-sharing e a surfare sui divani, e poi è finita che era entusiasta e ha fatto amicizia con tutti, pure coi vicini, pure con la gente che le si sedeva un attimo accanto in metropolitana e io che mi piegavo in due dalle risa con le lacrime agli occhi.

Vorrei raccontare meglio, di come dopo venticinque anni abbiamo passato una settimana insieme e ci siamo spalleggiate in tutto, pure troppo, che a volte io tengo la sua corrispondenza telefonica in inglese con i suoi flirt, lei mi ha convinta a restare con Daniel e non preoccuparmi di lei.

Vorrei parlarvi del parco di Belleville, della Parigi est e del bel traliccio che chiamano Torre Eiffel (“Oh, belli proprio i tralicci, a Parigi”).


Delle proposte di menage a trois ricevute un milione di volte da un milione di persone dopo due minuti di conversazione (“You two… maison… avec moi!” “NO!” “Do you understand? Maison!” “NOOOONEEEEE! COME TE LO DEVO DA DI’!?”).

Vorrei parlarvi della notte vicino Notre-Dame. Dei suoni della lingua più bella del mondo.

Eppure non è questo il giorno. Perché domani sarò a un festival al confine tra la Germania e il Belgio con due occhi blu di Francoforte e fra una settimana o poco più mi sarò trasferita in Inghilterra.

Sono stati giorni intensi e ancora più lo saranno. Devo ancora riflettere sul come raccontare la mia esperienza senza legarla ai progetti cui devo prendere parte, perché tanto lo sapete che su questo blog degli impegni ci fotte sega, ma non sarebbe corretto collegare la mia vita personale trallalleru trallallá a contesti professionali che giustamente vorrebbero mantenere più serietà di quella che ha la mia vagina, ma anche solo di quella che hanno i miei pensieri girovaghi.

Vedremo. Troverò una soluzione per continuare la Dama Distratta, in versione British.

Troverò un modo per parlare dei tremila stravolgimenti, di Jorge e quando mi ha detto “Puoi pure innamorarti di qualcun altro, ma io sarò ancora lì, nella tua vita, alla fine di tutto”, di Daniel che ribatte “Terrò il cuore aperto per te finché avrai voglia di provare a vedere se questa cosa è speciale come sembra, e non mi interessa se vai in un altro Paese, perché i modi si trovano”. Vorrei raccontarvi di come io nel frattempo la davo via per dei croissant caldi al mattino dicendo alla mia amica: “E’ stato necessario che io lo facessi”.

Vorrei tantissimo approfondire, ma la vena poetica che di solito mi parte quando parlo di viaggi è rimasta imbottigliata coi pensieri di domani. Vorrei come sempre lamentarmi del fatto che sto andando a un festival e non so manco il perché, che ho un po’ paura a campeggiare tre giorni con un mezzo sconosciuto, che poi non ho campeggiato mai, che non mi piace la musica elettronica, che ho la sensazione che non drogandoci odierò questo festival come ho odiato Loveiseverywhere, quando mi ha trascinata al Trance party.

Di come sono attanagliata dalla solita sensazione di essermi auto tesa una trappola, dalla voglia di fuggire, dalla consapevolezza che non lo farò e che alla fine, bene o male, se sopravviverò mi risuonerà in mente la voce maccheronica della mia amica: “Dama… JE NE REGRETT NIENT!”

 

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6 comments

  1. Elle Estenvoyage · 21 Days Ago

    Omadonna quante cose ci hai detto in un solo post! E pazienza se non era superpoetico… perché la cosa del traliccio vale tutta la poesia del mondo! Piaceresti a Prévert, secondo me… Comunque attenderò con impicciona curiosità racconti poetici o non del festival, dell inghilterra e di altri acquisti caldi la mattina… 😀

    Liked by 1 persona

    • La dama distratta · 21 Days Ago

      È che poi in effetti abbiamo vissuto la città dell’amore nel modo più becero e meno romantico del mondo – ma divertente come mai.

      Per quanto riguarda Prévert non so se gli potrei piacere, ma a scanso d’equivoci tenterei di comprare anche lui col mio corpo.

      Spero di aggiornare presto, ma anche se questo periodo sto trovando poco tempo per raccontarmi, sappi che non mi manca quello per leggervi;D

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  2. Elle Estenvoyage · 21 Days Ago

    Non volevo dirlo ma sí, secondo me a Prévert potrebbero piacere pure quelle cosacce mattutine lí! Comunque città dell’amore no no e no. Mai vissuta cosí! Città mosaico, l’hai detto bene, da scoprire un arrondissement dopo l’altro. Io l’adoro, ma non credo in quel modo in cui l’adorano tutti… Non dico meglio eh, peró abbiamo un rapporto un po’ particolare e l’ultima volta abbiamo mezzo litigato, tra l’altro

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  3. Demonio · 21 Days Ago

    E dopo i portici hai distrutto pure la torre!:-D Un mito! Comunque Prevert era un zozzone di prima categoria quindi ti avrebbe approvata in pieno! Altra cosa invece che un po’ mi da tristezza è vedere una città che è sempre stata un miscuglio di mondi essersi ridotta ad una serie di zone chiuse a compartimenti stagni. E’ un vero peccato ma prima non era davvero così. Purtroppo questo è il risultato di politiche sbagliate che hanno solo creato divisioni che purtroppo continuano li come qui. A parte ciò…tranquilla…la dama segreta resterà tale…noi non diciamo nulla a nessuno!:-D

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  4. Firstime In Boston · 18 Days Ago

    Sinceramente invidio soprattutto il festival al confine tra Germania e Belgio, perché mi fa pensare a due/tre culture che si mescolano.
    Parigi però è strana: è stranamente piccola, concentrata.

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