Francoforte – sciocchezze e nudità

Sono arrivata in un grande bosco, che chiamano Germania. Ho sorvolato chilometri di terra e d’un verde scuro, così pungente che sembra di sentirne l’odore anche con la fronte poggiata sul vetro di un autobus.

Ho pensato: è questo quello che tacciono, di questo paese. Che la Germania non è la Merkel, o Monaco o Berlino, la Germania non è Weimer e Goethe e Norimberga, non è il campo di concentramento di Buchenwald, non è birra e pretzel, la Germania, prima di tutto, prima dell’uomo e nonostante l’uomo, è un grande bosco di terra e foglie taglienti e scure sui tronchi scheletrici come obelischi, alti come cattedrali. Prima di tutto la Germania è per un terzo foresta nera, eredità della Selva Primigenia europea e musa ispiratrice dei fratelli Grimm, casa di streghe e bambini perduti.

Francoforte è una città nuova, dove la storia è stata sbriciolata dalla guerra e giace nascosta chissà dove, mentre le chiese si sono ricostruite di cemento, e i mattoni sono disegnati col gesso come a dire: “Forse è così, che sarà stata la casa di dio, prima che le bombe la facessero macerie”, forse, ma non sa. Forse ma non può. Non può ricordare.

Francoforte è grattacieli e uffici, è finanza, è impiegati, ventiquattrore, biciclette veloci sulla riva del fiume Meno. Francoforte è America, qualcuno la chiama “Little Manatthan” con un accento perfetto, è America come tutto è diventato America, dopo le due guerre, che se dio non è obiquo, perché non lo scorgo, il nuovo continente lo è e senza reticenza alcuna.

Francoforte è Daniel che mi ha sorriso sul fiume Meno, mentre io ero in preda alla Nausea da grattacieli, ai fantasmi di una notte quasi insonne, e quasi sonnecchiavo, di fianco alla mia amica, pensando ai fiori del giardino botanico dicendo sciocchezze e nonsense.

Lunga è la strada per Tipperary!, farneticavo, quando Daniel ha visto la Nausea che mi mangiava, e m’ha sorriso.

La Germania è due occhi blu, che più blu non si può, e capelli biondi, che più biondi non potrebbero biondeggiare, allora biancheggiano un po’ qua e là e presto, che esser così biondi è un impegno, e stanca.

Daniel s’è seduto e abbiamo iniziato a parlare. Eravamo tutti stanchi dei grattacieli, lui da una vita, noi da due giorni.

Ma allora, ha detto, dobbiamo andare al lago.

C’è un lago che è chiuso al pubblico, ma noi potremmo andarci a nuotare, a lavarci via le immagini della città dagli occhi, a ascoltare appena il rumore dell’acqua, sotto le nostre bracciate.

Francoforte è un bosco con un lago dove m’hanno portata due occhi blu che più blu non si può di un chitarrista tedesco a cui piacciono i fiori. Francoforte è la mia amica che mi voleva ammazzare perché qua e là c’erano persone completamente nude, a fumare marijuana o a parlare di sciocchezze e nonsense. A Francoforte ho guardato Daniel, completamente nudo, invitarmi a seguirlo nell’acqua col sorriso da bambino e le labbra di ciliegia, e gli occhi blu che più blu non si può, e gli ho urlato con un sorriso beffardo che francamente me lo poteva dire, che mi voleva vedere le tette. Però poi mi sono spogliata. Mi sono spogliata chiedendomi che cazzo ci stavo facendo, nuda in un lago a Francoforte, mentre la mia amica, unica anima vestita nel raggio di dieci chilometri, mi urlava che mi avrebbe ammazzata e io le rispondevo che ne aveva ben donde.

Francoforte è sedersi su un tronco abbattuto in un lago dopo una nuotata, con le tette al vento, il gracidare delle rane verdi e nere alle spalle, un uomo conosciuto da mezz’ora completamente nudo seduto a un fianco, un’amica completamente vestita dall’altro, a parlare d’amore. Francoforte è due occhi blu che si sono impegnati seriamente a guardarmi in faccia, mentre parlavamo di amore libero, coppie aperte, poliamorismo, monogamia, poligamia, mentre io gesticolavo italianamente disegnando arabeschi nell’aria davanti al mio seno nudo.

Daniel ci ha parlato delle donne che ha amato, delle coppie aperte che hanno funzionato e di quelle che non hanno retto. Mi ha raccontato di quando per la prima volta è riuscito a essere felice, uscendo con una donna di cui era innamorato e un altro uomo che pure lei amava. Mi ha raccontato di come pensa che le coppie aperte funzionino più facilmente se lo sono dall’inizio, e di come ora vorrebbe un figlio.

La mia amica ha parlato del suo ragazzo, di come sia finita, ma senza esserlo, di come sì, no, boh, forse è meglio esser liberi, in linea teorica, ma forse è utopia, nella pratica. E Daniel rideva e diceva “Ma lo vedi? Lo vedi che non esistono confini precisi? Non è sbagliato che la vostra storia sia finita senza esserlo, è sbagliato che voi la dobbiate chiudere in una regola e in una definizione” e lei s’indispettiva.

Io ho parlato della mia storia monogama di sei anni, di come mi sentissi repressa ma di come lo amassi, e poi del mio sesso libero senza amore, del mio scappare dalle tenerezze, dai letti, dagli uomini, del mio lasciarmi andare solo fisico, mai emotivo. E di come poi sia cambiato tutto gradualmente, fino a Jorge, con cui pure ancora spesso affiora la diffidenza, e a volte anche la gelosia, l’illusione del possesso.

Ho parlato delle mie confusioni, del mio non voler più ingabbiare l’amore, di volerlo fare esplodere, ma ho parlato anche del come ancora non conosco i miei limiti, di come sia difficile soprattutto trovare persone altrettanto aperte con cui esplorarli, e di come fra quelle poche persone mi sembri ancora più difficile trovare qualcuno che si possa e si sappia amare, che a fare sesso libero sono brava, a essere amore libero ancora non lo so.

Quando siamo saliti in macchina per tornare a Francoforte mi sembrava già tutto un sogno lontano, e dicevo: “Vi ricordate di quella volta in cui ero nuda in un lago in Germania a parlare d’amore a uno sconosciuto?“.

Francoforte è stato sedersi in un prato a poca distanza dall’Opernplatzfest, che ospitava chioschi di cucina da tutto il mondo, con la mia amica che spariva per lasciarci soli, e sentire mano a mano la musica svanire, mentre due occhi blu che più blu non si può fissavano i miei e una bocca di ciliegia mi sorrideva apertamente, il labbro inferiore ogni tanto morso in uno slancio infantile, giocoso e timido.

Tutti e due seduti a distanza, le mani puntate a terra dietro la schiena, gli occhi a contemplarsi un po’ persi, ma fissi come calamite. Poi seduti a gambe incrociate, ci siamo studiati le anime un po’ più da vicino, protesi l’uno verso l’altra, con la sensazione che il corpo mi si fosse aperto attorno come spicchi d’arancia, e io fossi limpida e trasparente e nuda, più nuda di quando m’ero tolta i vestiti, e che il pensiero si fosse zittito, e non esistesse più un prima, e un dopo, non esistessero più parole, concetti, volontà, punti interrogativi. Come se esistesse solo il naufragare in quegli occhi, e solo l’ora, un ora che si ripete, sempre nuovo, ed è sempre, sempre, sempre, ora.

Poi ci siamo baciati, con gli occhi aperti, languidi, senza il coraggio di smettere di guardarci, ridendo, sorridendo, mordendoci le labbra, naufragando, leggeri, allegri, abbandonati.

Ci siamo contemplati per un’ora negli occhi, facendo sporadici cammini brevi, fino alle labbra, toccandoci le mani, conoscendoci lentamente, avvicinandoci gradualmente.

Dopo un’ora e mezza gli ero in braccio, il reggiseno slacciato, una mano nelle mutande, grassissime risate di tanto in tanto perché non volevamo farlo nel bel mezzo di una festa davanti a tutti ma lo stavamo quasi facendo.

Siamo andati a casa sua guardandoci come due cretini, quasi non fosse una camminata ma fosse un tango, ma un tango di cretini, che si sorridono come cretini, si fissano come cretini, per un attimo s’amano come cretini, e non sanno il perché, o come sia possibile, ma sanno che fa ridere.

Ci siamo amati centimetro per centimetro quella notte, poi la mattina, prima che io perdessi il mio viaggio per Lussemburgo e partissi per Parigi.

Occhi negli occhi, teneri, fissamente, è stata una liberazione per una volta non abbassare lo sguardo, ma lasciare che qualcuno ci frugasse dentro, con gentilezza.

E’ stato quasi un Tango, Dama

Sono felice che non siamo andati a sbattere a un lampione

Non riesco a smettere di guardarti. E’ che i tuoi occhi sono così amichevoli, così aperti, mi sembra che tu mi conosca

E i tuoi sono così blu, mioddio. Ogni tanto ho paura che tu riesca a vederci troppo, come ne avessi fugato tutti gli angoli

Senti, ma ti sembra strano se ti dico che mi sono innamorato di te?

No. Cioè, voglio dire, è normale che tu mi stia amando, ora, ma questo non vuol dire che mi amerai domani. Sai, fino a un anno fa non ci credevo, ma ora penso ci si possa amare anche così immediatamente. Anzi, a volte ho la sensazione che a volte non l’ho fatto e non ho lasciato lo facessero per paura, per paura dei sentimenti, delle parole, di ammetterlo… perché è come se nel momento in cui ti dico che ti amo e mi lascio amare, l’amore… debba avere per forza delle conseguenze

Intendi ancora il tuo spauracchio della monogamia?

Sì, anche, ma non solo. E’ come se per forza amarsi debba comportare certe dinamiche, debba cambiare i piani, le vite, le scelte, tutto, come se l’amore non potesse esplodere e fluire, fluire via, anche magari

Sì, ma alla fine quella è una pianificazione razionale e secondaria, se vogliamo accessoria all’amore. Non è l’amore in sé, l’amore in sè è un sentimento, quindi solo quello che senti, non quello che pensi, o che dovresti pensare, o che dovresti sentire

Appunto, per quello dico di crederti ora, e di sentirlo anch’io

– ride, dolcissimo –

Hai ancora paura delle parole però. A cos’è che credi?

Che mi ami

E cos’è che senti?

Che ti amo

–  Ci baciamo a lungo, tenerissimi –

– penso –

Mioddio, sono così fottutamente piena d’amore e mi sto lasciando andare e lo sto ammettendo totalmente solo oggi, mi stai trasformando in una fricchettona?

– ridiamo come due cretini –

torna serio

Vuoi dire che non ci ameremo, domani?

Voglio dire che non è necessario

Li vorresti dei bambini?

No, non sono… eahem… la persona più materna del mondo. Adesso devo pensare a trovare un lavoro

Sai che qui si trova molto facilmente?

Questa è quella che chiamo una conseguenza, e una veramente grossa, Daniel

Hai ragione

– Pensa –

Io comunque ti voglio rivedere

Dama?

Che c’è?

Non sparire.

Deal?

Deal

 

 

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13 comments

  1. ElenaRigon · luglio 13

    …bellissimo! però sento puzza di pericolo 🙂
    un abbraccio

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  2. La dama distratta · luglio 13

    Grazie Elena! Ma pericolo in che senso? 🙂

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    • ElenaRigon · luglio 13

      In senso ‘buono’ ma… bah… vedremo

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      • La dama distratta · luglio 13

        Vedremo, sì. Anche se credo che il “pericolo” più grande io lo corra con la testa riccia e bruna di Madrí – testa bruna che mi ripete che mi ama, ma che non bisogna cadere nella tentazione di pensare “questa volta sarà diverso”, “con lui è diverso”, “ci ameremo per sempre”. Mi disse: biologicamente siamo portati a non imparare dalle delusioni passate, a credere ogni volta che sia quella giusta, e diversa. Mi disse anche subito dopo che vuole questa cosa tra noi duri per sempre, contraddizione solo apparente. Per lui avrei probabilmente buttato all’aria tutta la mia vita, c’è stato un incontro forte anche intellettuale, ma lui lo è troppo, per cascarci un’altra volta. Con questo Daniel, è stato tutto molto semplice, naturale e spontaneo, lui è più semplice, e ci siamo amati di un amore semplice. Lo rivedrò con ogni probabilità, ma mi sento libera con lui, differentemente da come mi sento in balìa di Jorge. Beh. Alla fine sto sperimentando due amori diversi, ho anche accennato all’uno dell’altro, spero continui con entrambi – il bruno e il biondo, chiamami scema. Ahahahahahahahah ahahahahahahahah.

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      • ElenaRigon · luglio 13

        Il rischio, a mio avviso, è che poi, prima o dopo, tutte le storie rientrano nei binari della normalità… partono ‘diverse’, partono come esclusive, non convenzionali ma ad un certo punto cadono nello stesso cliché… o in alternativa… finiscono….

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      • La dama distratta · luglio 13

        È proprio quel “finiscono” che voglio arrivare ad accettare. Cioè temo anche quelle che continuano fuori, finiscano lentamente dentro, o almeno è quello che è successo a me, anno dopo anno di relazione monogama, quando dovevo fare finta non avessi una sbandata per un altro uomo, pur amando il mio, o di non fantasticare su uno sconosciuto che m’aveva sorriso, mentre dormivo di fianco al mio, o dovevo sostenere che l’amore che avevamo dopo sei anni fosse più importante di quello che avevamo dopo sei mesi, e invece stavamo diventando come fratelli. Dico, che bello, sarebbe, amarsi così, restando indipendenti, gioendo della gioia dell’altro fosse pure perché ha passato una bella notte con qualcun altro, separarsi quando l’amore finisce e non vincolare per paura di essere soli, ma amare in modo libero, forte, indipendente, scevro dalla necessità. Sarà utopia, lo sto ancora cercando di capire, ma cerco di cogliere l’amore in modo puro, scevro dalle paure, gelosie, dagli schemi sociali e quelli razionali. Male che va, ci avrò provato.

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      • ElenaRigon · luglio 13

        … poi si tratta di trovare la giusta via di mezzo, il proprio modo di gestire il fenomeno….

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  3. Demonio · luglio 13

    Stanotte i latrati di un cane mi hanno svegliato ed allora ho preso il cell e mi son messo a vedere se c’era qualcosa da leggere. C’era questo splendido post che assonnato ho letto come sempre tutto d’un fiato ma non avevo la lucidità per rispondere subito quindi son tornato ora a rileggerlo! La definizione di grande bosco la trovo stupenda! Adoro questa tua capacità di descrivere con poche parole dei concetti!
    Ed ammiro i tuoi viaggi sempre così avventurosi e pieni di cose da raccontare. Invidio il grande bosco,il piccolo lago o chiunque abbia avuto la fortuna di vederti nuda: deve essere stato un gran bel vedere questa dama desnuda!
    La scena per altro, per come l’hai descritta sarebbe benissimo potuta essere il tema di un quadro impressionista (io direi Manet tipo “colazione sull’erba” : https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/Manet%2C_Edouard_-_Le_D%C3%A9jeuner_sur_l%27Herbe_%28The_Picnic%29_%281%29.jpg ) perchè loro giocavano con la luce e tu di luce ne devi emanare parecchia mi sa!
    Unica nota stonata…mi ha fatto venire il nervoso…io l’avrei buttata nel lago con tutti i vestiti…ma che cazzo…sei li…il contesto è quello…adeguati cazzo! Che problemi ha la tua amica?

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    • La dama distratta · luglio 13

      Grazie, anche per Manet:D con la mia amica guarda, in realtà la capisco, anch’io all’inizio ero un po’ titubante. Poi alla fine ci siamo spalleggiate bene per tutta la vacanza, cioè siamo entrambe molto indipendenti, quindi abbiamo fatto insieme le cose che volevamo fare insieme (quasi tutto, poi) e ci siamo lasciate spazio quelle rare volte in cui non eravamo sulla stessa onda. Quindi perfetto, insomma. Poi qui nel blog di lei nei parlerò in modo molto marginale solo per una questione di privacy, ma posso assicurare che marginale non lo è stata per niente 😀

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      • Demonio · luglio 13

        Beh, si capisco il riguardo che hai e del resto se è una tua amica significa che c’è un legame! Però…ecco, la scena era sicuramente surreale e a renderla tale era indubbiamente lei! Ma sono felice per lei e per te che insieme abbiate fatto faville!:-D

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  4. wwayne · luglio 13

    Splendido post, come sempre! Con affetto e stima, wwayne (wwayne@hotmail.it)

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