Érotiquement

Cose che ricordo, di quella notte, sono l’ansia e la gioia nel disegnarmi una linea nera sugli occhi e nello scegliere i vestiti: casual, certo, disinvolti, ma senza rinunciare alla scollatura.

Ricordo la piega della tua bocca inclinarsi in quel sorriso storto, sexy e malizioso, al vedermi arrivare per strada. Che io mi chiedevo: chissà come dev’essere il mio, di sorriso, chissà se riesce ad essere bello almeno la metà. E lo immaginavo timido, sotto i miei occhi grandi che si abbassavano a guardare la strada, mostrando solo quella linea nera, sotto gli occhi da bambina che non sapevano reggere il tuo sguardo francese, sicuro. E un po’ porno. Che non so dirti come potesse, solo il tuo sguardo, avere una cittadinanza. Non so dirti come uno sguardo possa essere pornografico, ma ti assicuro, il tuo lo era. Il tuo lo è, ne sono certa, anche adesso che sicuramente sta sfidando le insicurezze di un’altra.

Ricordo vino bianco e il dividerci una sigaretta, con quei gesti lenti che volevano essere un’anticipazione, con le labbra che ancora non si potevano incontrare, le labbra in smoking, a seguire i passi di una danza di corteggiamento messa su con l’unico scopo di far crescere la passione lentamente, nell’attesa, osservandola su di te, nelle movenze del corpo e nella piega del sopracciglio. Sentendola su di me, lieve come vapore a inumidirmi le cosce, a stringermi lo stomaco, a fare da abile direttore d’orchesta al mio battito cardiaco.

Ricordo il mio sporgermi sul tavolo per guardare il menù del ristorante.

Che andiamo, lo sai anche tu che non avevo alcun bisogno di sporgermi, lo sai anche tu che era solo perchè mi iniziassi ad accarezzare con gli occhi, perchè iniziassi a guidare i tuoi desideri sotto la mia maglietta.

Ricordo di averti fatto ridere, con la mia goffagine nel mangiare il sushi con le bacchette, e di aver riso anch’io.

Poi tra i suoni dell’inglese, del francese, dell’italiano, della tua musica (sunset groove, non è vero?) ci siamo ritrovati in casa. E ricordo che la serata era stata così perfetta, e che tu mi sembravi così maledettamente bello, così maledettamente giusto, come non mi era mai capitato, che ho sentito crollare tutte le mie difese, mi sono sentita come se avessi avuto davvero, in quella sola notte, tutto da perdere, o tutto da guadagnare.

Tra le tue braccia, mi sono sentita come se da quella notte potesse dipendere il resto della mia vita. Ricordo di essere stata spaventata, mentre tu ti fermavi a un centimetro di distanza e mi guardavi negli occhi, sempre con quello sguardo francese, sempre con quel sorriso malizioso.

Ma non mi baciavi.

Ricordo le gambe che quasi si rifiutavano di reggere il mio peso, e di aver iniziato a tremare, mentre il cuore sembrava volersi lanciare giù dal balcone pur di trovare quiete, pur di non farsi vedere nudo. Ricordo di aver avuto fretta di spogliarmi, perchè tu vedessi il mio corpo e non la mia paura, e non le mie emozioni, espresse nel respiro spezzato.

Io tremavo. E tu sorridevi, prendendo il controllo  di me. Non perdendo affatto il tuo.

Mi sono sentita come se i tuoi occhi chiari fossero i fili e io fossi appena una marionetta, completamente piegata al tuo volere, completamente tua.

Non come quelle volte in cui scopo e lo faccio per godere. E anche far venire un uomo è quasi un atto di autoerotismo, fatto per compiacermi di quello che il mio corpo riesce a provocare, di come posso gestire, guidare l’eccitazione, o di come posse semplicemente approfittarne, senza che me ne importi nulla.

Con te è stato diverso, è stato come lasciare cadere la mia identità nel vuoto, è stato come dissolverla nella tua, è stato più spaventoso ed emozionante della prima volta, è stato come se i tuoi occhi, ancora loro, fossero il ciglio del burrone che è il mio petto.

Di quella notte ricordo che ti sei accorto della mia paura, ne hai goduto, anche, per una manciata di secondi che sono sembrati una vita, e poi l’hai placata nel bacio più dolce del mondo.

Di quella notte ricordo la lentezza nel toglierci i vestiti di dosso, che ogni centimetro di pelle sembrava dover essere esplorato, e conosciuto, e baciato.

Ricordo la tua lingua tra le cosce, a guidare i sospiri, a trasformarli in gemiti, a lungo, ancora senza fretta.

Ricordo che quando hai deciso di penetrarmi, l’hai fatto piano, con una dolcezza che voleva dire che sì, avresti potuto gestirmi completamente, ma decidevi di ridarmi le redini di me stessa, decidevi di fare l’amore, di non dominarmi. Decidevi di dirmi “Hei. Senti il piacere che si insinua piano, senti il piacere che diventa più profondo, sentilo, ad ogni millimetro. Sentilo tutto. Sentilo tuo. Che è quello che sento anch’io, e sentirti, sentire te, è sentirmi. Ed è così bello, dio, è così bello, che dobbiamo consumarlo piano, almeno all’inizio, almeno fino a quando il controllo non l’avremo perso in due, per non farci scappare neanche una sfumatura, neanche un secondo, per illuderci di fermare il tempo, per credere che tutto questo possa non finire, non passare, come tutto passa nella vita”.

Egon_Schiele_016.jpg

Di quella notte ricordo di aver pensato di non aver mai conosciuto nessuno che sapesse fare l’amore come te. E anche che lo facevi esattamente come lo immaginavo, lo facevi come immaginavo solo un francese potesse farlo.

Ricordo come sei venuto, l’intensità del gemito, ricordo che sei caduto su di me in un abbraccio lungo e tremante, ora che sì, eri capace di tremare anche tu.

Di quella notte ricordo le carezze e le tue parole: “hai un corpo molto bello, vorrei farti delle fotografie”. Ricordo il mio sorriso e il mio silenzio, con gli occhi che si abbassavano, timidi, una seconda volta.

E oggi mi pento di non averti detto di farmele, e subito. Perchè non so cos’è che tu ricordi, di quella notte, ma sarebbe dolce sapere che a volte ancora mi guardi.

 

 

 

 

 

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4 comments

  1. wwayne · agosto 7, 2016

    Rieccomi! Hai un talento straordinario nel raccontare esperienze erotiche. Continua così! 🙂

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    • La dama distratta · agosto 7, 2016

      Grazie wwayne, mi fa molto piacere sapere che sono parole in grado di comunicare qualcosa a qualcuno. Le parole inascoltate invece sono sempre un po’ tristi, come i libri troppo impolverati sui comodini (:

      Sorrisi

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      • wwayne · agosto 7, 2016

        Visto che condividiamo la passione per la lettura, ti consiglio caldamente questo splendido libro: https://wwayne.wordpress.com/2015/08/09/il-ritmo-dellestate/.
        Anch’io ti ringrazio per l’educazione che dimostri nel rispondermi sempre quando ti scrivo: leggo e commento il tuo blog da un bel po’, e in tutto questo tempo tu non hai mai ignorato un mio intervento. Con affetto, wwayne

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  2. Pingback: Revanche | La dama distratta

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